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12 December 2009 @ 06:23 pm
Time has come.
On Monday and Tuesday there's Japanese test at school.

I've never been that kind of person that always attends lessons and studies properly, but I always hated to fail at exams. Well, if I have to say it I didn't fail that much in my life ^^;
Anyway, this time the time to fail has come. ;_;

I know it's all my fault. Who is the one who attended only 8 days of school in 3 months? =_=/
I hate the idea of failing at the exam but it can't be helped. I don't even know what they did in the past 3 months and I've just taken a look at the book and realized it's completely useless to try studying now. So I gave up .__.

I feel sorry and guilty but can't help it...
Both lessons and classmates were terribly boring and I didn't feel very good in these months too.

Well.. probably even if I'm going to pass this exam there won't be an upper intermediate 2 class because the most of my classmates are going back to their countries by the end of December.
So, probably anything won't change ^^;


Sorry for my terrible English but my head hurts so much because of flu >_<'


By the way, there're tons of Arashi's new beautiful pics and I *need* a new layout for both lj and profile... but I'm really awful with graphics.. T_T
 
 
Current Mood: blah
Current Music: Hamasaki Ayumi - "WHATEVER"
 
 




Come promesso, dopo la top five dei migliori romanzi pubblicati in Italia nel 2009, eccovi quella riguardante le antologie.

Una doverosa promessa: io non amo le raccolte di racconti. Spesso danno l'idea di essere operazioni meramente commerciali, senza anima, senza sentimento. E, cosa ancora più grave, senza qualità. Per questo non leggo molte antologie. Ciò nonostante, quest'anno ho cercato di fare uno strappo alla regola. Purtroppo, in linea di massimo, devo dire che tutti i miei preconcetti si sono rivelati fondati.

Il materiale pubblicato è spesso scarso, disomogeneo. Le colpe sono imputabili più ai coordinatori dell'antologia medesima, che non agli autori. Anche se, occorre dirlo, spesso quest'ultimi ci mettono del loro scrivendo raccontini scialbi, tanto per presenziare.

Le antologie che cito nella classifica sono di un altro livello. Curate e gradevoli. Probabilmente me ne saranno sfuggite molte altre valide. Ma non ho rimpianti per essermi dedicato perlopiù alla narrativa lunga.

TOP FIVE

5. Ultimi Vampiri
(di Gianfranco Manfredi. Gargoyle books, horror)

Se parlassimo di calcio, questo quinto posto sarebbe occupato da una squadra classificata in UEFA, con una decina di punti di distacco dalla zona Champions. Ultimi vampiri è la riprosizione di alcuni vecchi racconti del bravo Gianfranco Manfredi, con l'aggiunta di un lungo inedito (quasi un romanzo breve), Summer of love, ambientato durante la rivoluzione culturale degli anni '60.

Manfredi scrive bene, ha classe, stile e cultura. Questi tre elementi salvano dei racconti godibili, ma che non lasciano molto il segno. A ogni modo se ne segnalano un paio, che spiccano tra gli altri: Il pipistrello di Versailles e – soprattutto – Il metodo vago, che propone una rara sottospecie di vampiro, lo cauchemar, di cui assai raramente si è letto qualcosa.

Recensione: coming soon.

4. Il mio vizio è una stanza chiusa

(Supergiallo Mondadori, thriller)

Ottimo omaggio al thriller italiano anni '70, Il mio vizio è una stanza chiusa trasuda di amore per questo particolare genere, e gode di un'ottimo lavoro di coordinazione tra i vari racconti. Gli interventi di Stefano Di Marino, questa volta in veste di saggista, fanno da guida tra i vari racconti. Molti sono discreti ma non capolavori, ma se ne distinguono un paio di valore superiore, che valgono da soli l'acquisto del libro: quello di Danilo Arona e quello di Claudia Salvatori.

Comunque nelle pagine si respira l'aria dei vecchi film di Umberto Lenzi, Lucio Fulci, Mario Bava e altri. Non è poco. E complimenti per la passione con cui l'antologia è stata confezionata. Questi dettagli contano.

Recensione: coming soon.

3. Archetipi

(XII Edizioni, horror-fantastico)

Mi fa davvero piacere dare la medaglia di bronzo ai giovani virgulti delle Edizioni XII. Archetipi è l'esempio più valido del lavoro che stanno facendo, coordinando i debutti di tanti giovani scrittori, formatisi nella dura palestra del Web, e mostri sacri del calibro di Danilo Arona, che infatti partecipa come guest star in questa antologia.

Un ibrido fantastico-horror, di cui ho parlato recentemente. Il libro, arricchito da pregevolissime illustrazioni, è anche un oggetto piacevole da vedere e da collezionare, oltre che da leggere. Bravi davvero.

Recensione: http://mcnab75.livejournal.com/248884.html


2. Bad Prisma

(Epix Mondadori, horror)

Devo dire che è quasi imbarazzante citarlo per la terza volta in una classifica di cinque posizioni, ma l'antologia curata da Danilo Arona per la collana da edicola Epix Mondadori è un prodotto di valore e di buon auspicio per la narrativa italiana, tanto vituperata e maltrattata.

Gli autori arruolati in Bad Prisma ben si adattano al tema portante (la leggenda metropolitana di Melissa, il fantasma aroniano per eccellenza), scrivendo dei racconti all'altezza, collocati su un'ipotetica scala temporale ben coordinata e senza particolari cali di qualità.

Recensione: http://mcnab75.livejournal.com/224446.html


1. Malarazza

(di Samuel Marolla. Epix Mondadori, horror)

Tornando alla metafora calcistica, Malarazza è la nazionale brasiliana inserita in un girone di squadre asiatiche. Vale a dire: non poteva che stravincere la mia personale classifica. La raccolta di Samuel Marolla occupa il primo posto senz'ombra di dubbio, senza ripensamenti, senza tentennamenti. Dal momento stesso in cui ho pensato a questa top five, Malarazza era lì, beatamente già prima.

Marolla ha uno stile impareggiabile e delle idee brillanti. Il suo è un horror fantasioso, al contempo antico e moderno. Epix ha senz'altro fatto una scelta vincente proponendo questa sua antologia. È come se avessero pescato il campioncino brasiliano passeggiando per caso sulle spiagge di Rio. Complimenti vivissimi.

Recensione: http://mcnab75.livejournal.com/246696.html



Nessun fuori classifica, perché il resto delle antologie lette non raggiunge la sufficienza. Tra i flop, non me ne vogliate, devo segnalare nuovamente La sete – 15 vampiri italiani (Coniglio editore) e Sanctuary (Asengard editore), da cui mi aspettavo molto, e che invece si è rivelato parecchio deludente.



 
 
10 December 2009 @ 05:19 pm

Una squadra di sicurezza della 31st Marine Expeditionary Unit’s Maritime Special Purpose Force.

Ispirandomi alla recente recensione di The Devil's Tomb, ho deciso di scrivere due parole su un aspetto che vedo sempre più trascurato nei film che coinvolgono militari, mercenari o comunque sparatorie ad alto quantitativo di piombo: la credibilità.

Non sono un fanatico delle armi e della guerra (anche se entrambi mi piacciono, in senso puramente narrativo, ovviamente), tuttavia da romanzi e film di genere pretendo che esse vengano trattate con rispetto e cognizione di causa.

In questi tempi di iper-informazione, in cui le specifiche tecniche sono alla portata di un click, è davvero pessima la scelta di stare sul generico o – peggio ancora – di prendere cantonate vistose e pacchiane.

Ovviamente non tutti possono essere maestri d'arme o esperti, tuttavia una minima infarinatura dell'argomento può davvero risultare utile. Vediamo se l'argomento può interessarvi. Se così fosse, vi proporrò diversi temi, di tanto in tanto.

Ricognizione speciale e azione di fuoco


Iniziamo con la più classica delle situazioni da film fantahorror: l'incursione dei corpi speciali.

Scena vista e rivista, specialmente da Aliens scontro finale in poi, pellicola che ha creato (o riplasmato) la moda dei film militari versus mostri. Del resto, diciamo la verità, cosa c'è di più figo che non vedere dei soldati armati fino ai denti che se le suonano di santa ragione con alieni, zombie o insettoni giganti?

Peccato che però a volte i plotoni messi in campo dal regista risultino del tutto illogici e contrari alla più elementare scienza bellica. Come prima indicazione potremmo dire che i corpi speciali agiscono alla svelta, silenziosamente e utilizzando delle coperture – quando possibile – da parte di cecchini e spotter. In ogni caso essi non si muoveranno come rinoceronti impazziti, ciondolando di stanza in stanza scambiandosi battute a sfondo sessuale.

Visto che nei suddetti film si parte generalmente da missioni di ricognizione (per scoprire che fine hanno fatto i coloni di una determinata base, tanto per dirne una), occorrerebbe tener conto che gli obbiettivi primari degli scout ricognitori sono questi, più o meno in ordine operativo:

  • Rilevamenti geografici, metereologici e idrografici;

  • Raccolta di dati informatici ed elettronici;

  • Rilevamento di truppe o veicoli nemici;

  • Analisi tecnica dei medesimi (conseguente al ritrovamento di cadaveri nemici o alla cattura dei medesimi ancora vivi).

La valutazione degli obiettivi è condotta secondo l'acronimo mnemonico “CARVER”: Criticità, Accessibilità, Recuperabilità, Vulnerabilità, Effetto, Ricognizione (possibilità pratica della medesima).

Le unità ricognizione speciale scoprono, identificano e localizzano i bersagli da investire con sistemi d'attacco letali o non letali controllati dal quartier generale delle operazioni. Forniscono altresì informazioni su condizioni meteorologiche, fattori ostativi quali mimetizzazioni o mascheramenti del terreno, presenze amiche o civili nell'area di attacco, ed altre informazioni necessarie per l'attacco da parte di sistemi indipendenti.

La composizione della squadra



Spetnaz russi pronti a partire in missione

I team di riconignizione speciale sono generalmente composti da una dozzina di uomini. A volte tali plotoni possono essere splittati in gruppi più piccoli. Raramente capita che tali missioni vengano affidate a solo uno o due effettivi (di solito si tratta delle squadre di tiratori scelti: un cecchino più uno spotter). Ma non è questo il caso che prenderemo in cosiderazione. Concentriamoci invece su una tipica squadra di dodici uomini, come accade per esempio per lo United States Marine Corps Force Reconnaissance.

A seconda dell'addestramento e delle risorse, le squadre SR possono entrare nell'area delle operazioni in molti modi. Vi è l'approccio stay behind, in cui l'unità deliberatamente rimane nascosta in un'area, sperando di venir superata dall'avanzata nemica (infiltrandola "passivamente", per così dire, e operando poi alle sue spalle, oltre le linee). Un'altra tecnica è l'"infiltrazione a piedi", che può essere impiegata quando il nemico non abbia la piena visibilità delle sue linee. Un piccolo contingente di soldati ben addestrati può in tal caso azzardarsi di superare le proprie linee, penetrando in quelle avversarie. Un movimento tattico di tale genere è tipicamente compiuto di notte.

Le unità di ricognizione speciale possono spostarsi per via aerea. Possono far ricorso ad una quantità di tecniche elicotteristiche, come il fast rope, scalette/verricelli, il fast exit in tempo di notte. In alternativa, possono paracadutarsi, tipicamente di notte, ed usando tecniche di lancio HALO o HAHO, in modo che il loro aereo non metta in allarme il nemico.

Personale adeguatamente addestrato può venire dal mare. Si possono usare imbarcazioni attraverso acque interne, da una nave di superficie o anche da una barca lanciata da un elicottero. Un'altra opzione è il movimento subacqueo, sia a nuoto sia a mezzo di veicoli, da un sottomarino o da un'unità di superficie. Alcuni reparti di alta specializzazione (come gli US Navy SEALs o lo Special Boat Service inglese), possono paracadutarsi in mare aperto, immergersi, e raggiungere l'obiettivo a nuoto.

Appoggio logistico


operatore della Delta Force americana equipaggiato di tutto punto.

Le unità impegnate in missioni brevi possono portare con sé il proprio materiale logistico, ma nelle missioni prolungate hanno bisogno di essere rifornite. Tipicamente, le unità di ricognizione sono impiegate nell'area di operazioni, e sono abbastanza a loro agio con il cibo locale, all'occorrenza. Dal momento che anche le "radio di sicurezza" possono essere rilevate e localizzate, anche se da un nemico molto sofisticato, può essere indicata l'adozione di ricevitori aero-spaziali. È semplicemente buona norma che le trasmissioni siano quanto più brevi e precise possibile. Un buon accorgimento per rendere concise le comunicazioni è prestabilire un insieme di codici, al massimo di due lettere, per specifici pacchetti di equipaggiamento. I codici inizianti per "A" potrebbero alludere a "munizioni", la "F" a "cibo", "M" per "dotazioni mediche", e così via. Un'altra tecnica di sicurezza radio è detta burst transmission, in pratica messaggi compressi.

La bellezza del supporto di fuoco


Guardando retrospettivamente all'esperienza in Vietnam, si conclude che gli operatori SR risultavano assai più decisivi quando dirigevano il fuoco di un sistema d'arma esterno (ad esempio: aviazione), piuttosto che nell'impegnarlo direttamente con i mezzi di cui era pur provvisto il reparto di appartenenza.

Nel supporto di fuoco, l'aereo non ha bisogno solo di una posizione su cui distruggere il nemico. Nelle operazioni CAS (Close Air Support) ci saranno infatti sempre truppe "amiche" a stretto contatto con il nemico. Per bombardare il bersaglio ma non i propri uomini, l'equipaggio aereo deve essere in contatto vocale con il Tactical Air Control Party (TACP) che guida l'aereo sull'obiettivo appropriato.

Lockheed AC 130: la cannoniera volante

Esfiltrazione


Nella maggior parte dei casi, l'esfiltrazione avverrà con le stesse tecniche impiegate per la fase opposta (infiltrazione). Per esempio, le forze che hanno seguito la via dello stay behind, potrebbero "esfiltrare" semplicemente attendendo la riconquista delle posizioni da parte delle forze amiche.

Un classico dell'esfiltrazione è comunque l'impiego di elicotteri per operazioni speciali. In molti casi non è necessario che l'elicottero atterri: gli operatori SR appenderanno a funi o scalette le attrezzature più ingombranti, l'elicottero volerà verso una zona in cui l'imbarco del personale non costituisca più un pericolo. Vi sono pure piccoli elicotteri, come lo MH-6, dotati di "predellini" che permettono a soldati specificamente addestrati di imbarcarsi "al volo" (raso terra, naturalmente).



 
 
10 December 2009 @ 05:37 pm
What a worse moment to get influenza than when my boyfriend come to visit me from Italy.. =_=;;
I feel so bad I can't stay out of bed more than 30 minutes. Anyway, you know, I absolutely need to talk about Arashi's concerts ♥. And sorry if I'm late ;_;


Well, they were so obviously awesome ♥. And even if I enjoied a lot the kokuritsu one, concerts without that heavy rain are way better!


12/4 )




12/6 )
 
 
Current Mood: accomplished
 
 
Io voglio bene alla comunità europea per avermi mandata a Derby. Cosa sono qui a fare? In realtà non l'ho capito, anche se sono quattro giorni che attivamente partecipo a dei dibattiti e costruisco delle piramidi di carta, ma sto avendo ottimi spunti per il mio blog. Diciamo che è una sorta di erasmus concentrato, in cui ci sono però i paesi più sfigati dell'Unione Europea che nessuno considera mai. Sto raccogliendo una quantità di stranezze che metà basta, ma visto che è già tardi (mi sono ritirata presto- cioè a mezzanotte- perché domani sveglia alle sette per Nottingham..voglio dire, chi preferirebbe andare a ballare piuttosto che perdersi la foresta di Robin Hood?), credo mi concentrerò in questo post solo sulle stranezze del posto

LE STRANEZZE DI DERBY

Derby è una ridente cittadina del Derbyshire (che fantasia), che dovrebbe avere TANTISSIMI abitanti ma il centro è grande più o meno come la mia stanza. A Derby non so cosa faccia la gente di sera ma di sicuro non esce, perché è tipo una tomba (e qui ringrazio lo spirito erasmus che ci accompagna e che ci fa divertire), alle cinque del pomeriggio la gente si chiude nel pub a bere e alle nove, credo, crolla ubriaca. Infatti, i negozi chiudono tipo alle quattro e-non ci crederete!-non sono ancora riuscita ad andare da Starbuks perché quel maledetto locale è sempre, inesorabilmente chiuso. Se non potrò avere il mio White Chocolate Mocha dovrò suicidarmi.

Per il resto, agli abitanti di Derby piacciono i vestiti. Già sul pulman dall'aeroporto, ecco arrivare un Babbo Natale perfettamente abbigliato di rosso, con grossi occhiali da sole a mosca e un colore della pelle che di certo non era scandinavo. Ecco cos'è l'integrazione di cui tutti parlano a questo corso, è avere i Babbi Natali di ogni colore e grado di tamarragine possibile.

Poi, appena arrivati vediamo dei buffi uomini in kilt che suonavano la cornamusa, o comunque vestiti con dei costumini tradizionali a tazzare nei pub. Ho approcciato una cicciona che ballava con le tette tutte fuori dal corpetto, e lei mi ha spiegato tra i fumi dell'alcol che si tratta di una ricorrenza dell'arrivo di Prince Charlie. Cioè, io capisco che agli inglesi piaccia molto avere la monarchia, ma è il caso di chiamare un capo di stato CHARLIE? E' come se in Italia facessimo una commemorazione della spedizione dei mille e la chiamassimo "la festa del Beppe".

Nei club, che comunque sono semivuoti, ci sono delle ragazze che vanno a ballare. Io credo purtroppo che Derby sia una città molto povera, perché su tante che ne ho viste, proprio nessuna poteva permettersi dei pantaloni. Arrivano tutte su dei tacchi troppo alti, e sotto la maglietta non hanno niente, camminano al gelo protette solo da quella cellulite molle e bianchiccia che costituisce le loro gambe. Mi fanno tanta tenerezza, perché devono avere molto freddo, e poi a sedersi sui luridi divanetti in pelle si devono prendere di quelle infezioni che non passano mai. Le più fortunate hanno tipo delle culotte di lustrini pitonate che devono aver trovato nelle ceste della caritas dove qualche trans le ha gettate. Stasera una francese che sembra Amelie e che è il ritratto della finezza, nel vedere com'erano vestite le autoctone si è sentita in dovere di spiegarmi, con garbo molto gallico, che cos'è la "fufu". Lascio a voi immaginare il significato.

Poi, siamo andati al ricevimento con il sindaco, che come da tradizione aveva una di quelle assurde catene d'oro che sono gli inglesi che ricoprono posizioni importanti e i rapper neri possono permettersi. Il sindaco ci ha offerto un rinfresco, che constava di te (ovvio) e sandwich (ancora più ovvio). Già, perché non è che la cucina inglese sia male, proprio no, la cucina inglese non è definibile cucina. Si limitano a prendere delle schifezze (di solito pesce cattivo), friggerlo, metterci delle patate e pretendere che sia cibo. Poi, ogni singolo pranzo abbiamo dei dannatissimi sandwich, e dalla consistenza del pane che diventa di giorno in giorno più duro penso li abbiano preparati tutti il primo giorno e poi lasciati li. Quando facciamo le foto invece di dire "cheese" diciamo "sandwich" perché ormai ne siamo ossessionati. Quindi, anche il signor sindaco, per non smentire la cattiva fama dei cibi inglesi, ci ha dato dei sandwich scadenti. La differenza? Erano serviti su piatti terribilmente pacchiani bordati d'oro..

Eh si, mi piace davvero tanto stare qui, e quanto voglio bene a questi inglesi...
 
 


Di Jason Connery
Usa 2009
120' circa

Un gruppo di mercenari guidato dal veterano di guerra Mack viene contattato da un misterioso agente della CIA chiamato Elissa per aiutare uno scienziato che lavora a un'importante scoperta archeologica nel deserto mediorientale. Purtroppo per loro i soldati si troveranno ben presto a combattere qualcosa che non può essere abbattuto con una semplice pallottola, e con dei preti esorcisti che sembrano aver perso la loro lotta contro il Maligno...

Commento

Io non ho nulla contro i film senza pretese artistiche, girati solo con l'intento di mettere in scena un po' di spara-spara e tanti luoghi comuni presi da delle pietre miliari cinematografiche. Non è un caso che pellicole come Aliens scontro finale, Zombie, Starship Troopers e altre siano state riprese, copiate e clonate decine e decine di volte.

Però anche queste operazioni copia-carbone bisogna saperle fare con mestiere. Se si evita la strada del trash più triviale (e sarebbe bene evitarla sempre, anche se ogni tanto gli z-movie divertono), occorrerebbe capire cosa si vuole realmente realizzare, e quindi procedere con un minimo di decenza.

Jason Connery viene meno a questo comandamento, tramutando una sceneggiatura dalle potenzialità interessanti in uno scialbo filmetto dalla durata spropositata, in cui vengono proposte mille situazione classiche del genere “militari versus mostri”, senza mai attingere a un grammo di originalità o a un guizzo geniale.

Innanzitutto The Devil's tomb è in buona parte lento e macchinoso. Per oltre quaranta minuti la squadra di mercenari non fa altro che ciondolare da una stanza all'altra di un “sito archeologico” che in realtà ha l'estensione di una base sotterranea enorme, manco fosse l'Area 51. Non ho idea di chi sia il maestro d'armi di questo film, ma di certo non ha fatto un buon lavoro: i movimenti dei soldati sono confusi, poco credibili, perfino stupidi. Strategie e metodi d'incursione non hanno alcun senso logico. Ma del resto è lo stesso plotone a essere un'accozzaglia di idioti assortiti. Si va dagli stereotipi più abusati (il soldato erotomane dalla battuta greve), all'esperto di computer che sembra il sosia del nerd Steve Urkel di Otto sotto un tetto. Capite anche voi che con tale materiale umano, non si può andare troppo lontano.

Peccato per Cuba Gooding Jr., attore di ben altro spessore, che spicca come una ciliegina su una torta di escrementi. Mi chiedo cosa possa averlo convinto a partecipare a un progetto così sgangherato (beh, probabilmente i soldi!).

Tuttavia qualcosa lo possiamo salvare. La dose di splatter del film va oltre il previsto, sorprendendo non poco. Alcune idee sono interessanti (il ritrovamento di un Nephilim mummificato sotto il deserto mediorientale), anche se poi Connery le ha sviluppate coi piedi. Anche la trovata degli esorcisti posseduti da un male ancestrale e trascendente è azzeccata, ma alla fine tutto si riduce nel farli agire come zombie parlanti.

Insomma: una pellicola con delle potenzialità, ma mediocre e dimenticabile. Film consigliato ai soli appassionati del (sotto)genere. O forse nemmeno a loro.



 
 
09 December 2009 @ 02:11 pm


Kraken – l'integrale

Di Antonio Segura e Jordi Bernet

001 edizioni

176 pagine (b/n), 13 euro


Una delle più belle storie disegnate da Jordi Bernet e scritte da Antonio Segura. In una metropoli del XXI secolo i drammatici e toccanti racconti di uomini perversi, stupratori di cadaveri, esorcisti posseduti e voyeur impotenti. Un titolo che ha fatto Storia, finalmente proposta in un unico volume. Un concentrato di pura violenza, scenari claustrofobici e bellissime donne. Assisteremo alle storie della pattuglia della polizia metropolitana comandata dal tenente Dante che percorrerà alla ricerca di criminali e violentatori in fuga le sozze fognature, debordanti di escrementi e feti, dove vive il mostro urbano chiamato Kraken.


La 001 Edizioni si conferma un'importante realtà nel mondo fumettistico italiano, con un catalogo sempre più articolato, che si divide tra nuove proposte e interessanti cult pescati dalle tradizioni di mezzo mondo.

Questo volume, Kraken, con testi di Antonio Segura e disegni di Jordi Bernet, è uno dei prodotti più interessanti della “scuola spagnola”: una raccolta di storie brevi, collegate tra loro, e caratterizzate da una durezza di fondo che sta a metà tra il noir e il fantathriller.

Nell'immaginaria megalopoli di Metropol, un reparto speciale della polizia si occupa di pattugliare le enormi gallerie fognarie, tana di criminali, disadattati, terroristi e, soprattutto del leggendario Kraken, una creatura ameboide, nata dai liquami tossici prodotti dalla città di superficie. Il Kraken non è solo un mostro, bensì rappresenta l'essenza stessa delle fogne di Metropol, tanto che è anche in grado di copiarne la struttura, fingendosi di volta in volta pavimento, muro o corridoio. Il tenente Dante è la sua più agguerrita nemesi: ufficiale disilluso ed esperto, pare avere come unico scopo della vita la lotta all'orrendo mostro che ha causato la morte di molti suoi uomini più validi.

Tutte le altre missioni, caccia ai ladri, ricerche di terroristi o di maniaci degeneri, sono solo degli ostacoli tra Dante e la creatura che per lui rappresenta ciò Moby Dick era per il capitano Achab.

Ma il Kraken è anche un mezzo che Segura e Bernet utilizzano per descrivere una città sordida, i cui veri mostri sono spesso gli abitanti stessi, sia quelli di superficie che quelli che vivono nel sottosuolo. Lo scenario descritto dai due autori non contempla figure assolute. Non ci sono né buoni né cattivi, anche se questa seconda caratteristica predomina ampiamente in tutti i personaggi della graphic novel. Perfino il tenente Dante, che dovrebbe essere l'eroe, è in realtà un maschilista, un asociale dal grilletto facile. Non da meno i molteplici agenti dei reparti speciali che popolano l'intero albo: sono pochi quelli senza macchia, e di solito viene loro riservata una fine ben poco felice. Anche le donne, quasi tutte belle e dall'alto tasso erotico, sono spesso figure negative: rapinatrici, terroriste, prostitute o – in una delle storie più riuscite del volume – anziane assassine.

Kraken è un fumetto maturo, pessimista, per molti versi duro e difficile da digerire. I disegni di Bernet hanno tratti spigolosi, netti, che richiamano vagamente allo stile di Francisco Solano Lopez ne L'Eternauta.

Una graphic novel per intenditori.



 
 


Fabbriche di Careggine, nella parte orientale delle Alpi Apuane, in provincia di Lucca, è completamente sommerso da mezzo secolo, da quando cioè nel 1941 per ordine del regime fascista l’acqua del torrente Edron confluì nella diga e annegò il borgo.
Una chiesa, 31 case: così lo lasciarono le 28 famiglie, 146 persone, che qui abitarono fino a che furono costrette ad abbandonarlo. Una storia suggestiva, che infatti è ancora al centro di mille voci e leggende: c’è chi parla di musiche strane, chi di grida, chi d’invocazioni che affiorerebbero dall’acqua che ricopre a stento il borgo.
I vecchietti del paese raccontano che nelle notti di plenilunio si sente la campana della chiesa. «Chiama la gente che se n’è andata. Laggiù in quelle stradette, si muovono ombre disperate. Sono quelle di coloro che abitavano il paese. Sono rimaste lì ad aspettare. »



Oggi le Fabbriche di Careggine sono diventate un sito archeologico veramente suggestivo. Ogni 10 anni circa, l’invaso viene svuotato per praticare la manutenzione dell’impianto consentendo al borgo “fantasma” di risvegliarsi dal suo sonno e di rivivere per un’intera estate.
Solo allora, in un paesaggio spoglio e surreale, è di nuovo possibile vedere Fabbriche di Careggine con le sue case in pietra, la chiesa, il campanile, il cimitero, il ponte.Un villaggio dove la storia si è fermata agli anni cinquanta che oggi è richiamo di migliaia di turisti spinti dal fascino spettrale di questa temporanea apparizione.

Ora il progetto di un ponte e di una cupola di vetro promettono di rendere visitabile il sito anche quando la diga non è svuotata per manutenzione: ogni dieci anni, appunto. Quello voluto dall’amministrazione, che promette l’inizio dei lavori entro un anno, sarebbe uno dei ponti tibetani più lunghi del mondo: una struttura di 200 metri di lunghezza e un metro di larghezza, destinato a sfiorare il lago artificiale e il paese sommerso appena visibile a pelo d’acqua. A completare il progetto, una cupola di vetro gigante che protegga Fabbriche di Careggine.

La diga, alta 92 metri, che causò il subissamento di Careggine.

 
 


Questa è una delle top five a cui tengo di più in assoluto.
Mancano una ventina di giorni alla fine dell'anno. Presumibilmente dovrei fare in tempo a leggere ancora un romanzo o due, ma il tempo per le menate natalizie vampirizza ogni mia energia. Dunque è già ora di tirare un po' le fila del discorso. Questo blog parla soprattutto di libri, anche se gli argomenti trattati sono piuttosto variegati. La narrativa di genere occupa un posto importantissimo tra i miei articoli e comincio a maturare l'arrogante consapevolezza di capirci qualcosa.

Il 2009 non è stata una brutta stagione per i romanzi pubblicati in Italia. Certo, i problemi della nostra editoria sono ENORMI, con le mastodontiche "grandi sorelle" che spesso non fanno altro che seguire i trend di mercato, senza provare a imporli. I reparti delle librerie dedicate all'horror sono occupati da boiate pseudo-vampiriche scritte appositamente per ragazzine cerebrolese. Quelli fantasy sembrano uscire direttamente dalle scuole medie, con le fitte schiere di baby scrittori che spurgano a spruzzo robaccia su draghi, elfi e nani.
Eppure qualcosina si muove. Roba buona ne è stata pubblicata. Certo: a volte bisogna cercarla con il lanternino, ma questo deve essere un nostro impegno: non farci inculare il cervello dalla spazzatura che ci propinano i recensori marchettari e i media di regime.

Questa è la mia top five. Riguarda esclusivamente i romanzi. Da essa sono quindi le antologie, a cui dedicherò un altro post a breve, anche se sarà difficilissimo trovarne cinque che mi sono piaciute. Magari, per l'occasione, farò una top 3.
I titoli citati mi sono piaciuti tutti. Le differenze di piazzamento sono minimali. Considerateli quasi dei parimeriti, visto che gli ipotetici cinque voti varierebbero dall'otto e mezzo al sette e mezzo.

TOP FIVE

5. Miserere
(di Jean-Cristophe Grangé, Garzanti editore. Thriller)


Inferiore al magnifico Il giuramento, pubblicato nel 2008, questo Miserere è un solidissimo thriller velato di mistero ed esoterismo, scritto superbamente da Grangé, autore che da tempo è tra i miei preferiti. Lo stile preciso, il lavoro di documentazione, gli agganci ai molteplici campi affini al thriller, ne fanno un romanzo completo e solidissimo. Un esempio che ogni aspirante scrittore dovrebbe studiare a tavolino, al posto che buttare soldi in inutile manuali. Miserere spazia tra la Francia, i rigurgiti neonazisti, le colonie fondate dagli ex scienziati hitleriani e le atrocità del regime cileno da poco caduto. Ce n'è abbastanza per tutti.
La mia recensione: mcnab75.livejournal.com/182731.html

4. Montecristo 3: Stagione di fuoco
(di Stefano Di Marino, Il giallo Mondadori presenta. Thriller)

In realtà avrei dovuto segnalare tutta la trilogia complottista scritta dal prolifico Di Marino, ma ho deciso di presentarla citando in classifica il volume conclusivo di una saga riuscitissima e di ampissimo respiro. Montecristo è un thriller complottista, che descrive con minuzia di dettagli un possibile golpe in Italia. Poteri forti che abbracciano la criminalità, doppogiochisti, poltici cresciuti in seno alle famiglie mafiose (vi ricorda qualcosa?). Montecristo affronta tutto ciò, senza dimenticare ampi margini lasciati all'action, all'intrattenimento.
Se l'avesse scritto Tom Clancy saremmo qui a parlare di un nuovo classico del genere. E invece...
La mia recensione: mcnab75.livejournal.com/174631.html

3. L'esorcista
(di William Peter Blatty, Fazi editore. Horror)

Questo romanzo ovviamente è tutt'altro che nuovo. Però da noi è stato ripubblicato solo quest'anno. Un dettaglio che la dice lunga sulla preparazione dei nostri editori nel campo dell'horror. Anche se un po' datato, l'Esorcista sembra scritto oggi. Raramente mi sono imbattuto in un libro narrato con tale efficace linearità. Blatty riesce a inquietare per davvero, cosa che nemmeno i migliori scrittori horror sono capaci di fare. Magari avvincono e intrigano, ma non spaventano. Blatty sì.
La storia è quella da cui fu tratto il notissimo film, tuttavia la versione cartacea lascia spazio a una miriade di piccoli particolari che per ovvi motivi sfuggirono alla versione cinematografica. Imperdibile per chi sostiene di essere un amante dell'horror.
La mia recensione: mcnab75.livejournal.com/208796.html

2. L'estate di Montebuio
(di Danilo Arona, Gargoyle books. Horror)

Citare sempre Danilo quasi quasi mi dà fastidio perché sembra un loop infinito e noioso. E invece no: anche quest'anno il nostro miglior scrittore horror ha sfornato un minicapolavoro, tanto diverso dalla robaccia che ultimamente si vede in giro, da meritare saldamente questo secondo gradino del podio. L'estate di Montebuio è un romanzo completo, che sfiora il tema della formazione (vedi IT), per poi tuffarsi nella metafisica dell'orrore, nella consuetata, aroniana dicotomia realtà-fantasia, sfiorando addirittura la fisica quantistica, in intensi passaggi che ricordano capolavori come Il signore del male.
Tra l'altro Danilo Arona si dimostra doppiamente bravo, rinnovando il suo stile, diventato marchio di fabbrica, nel tentativo (riuscito) di creare qualcosa di nuovo. E quel qualcosa abita proprio a Montebuio...
La mia recensione: mcnab75.livejournal.com/218322.html

1. Il 18° vampiro
(di Claudio Vergnani, Gargoyle books. Horror)

Aver letto questo romanzo due volte nel giro di soli quattro mesi vorrà pur dire qualcosa, no? Infatti eccolo qua, solido come una roccia, al primissimo posto della mia classifica. Il libro di Vergnani è stato il classico fulmine a ciel sereno, la sorpresa che non ti aspetti. Quando pensavo di essere stanco morto di vampiri, snaturati in un tutti i modi possibili da scribacchini indegni, ecco che quest'uomo venuto dal nulla (beh, da Modena) ridà dignità e linfa a uno dei mostri più abusati della narrativa horror. Il 18° vampiro è la summa narrativa di ciò che dovrebbe almeno provare a inventarsi uno scrittore horror, il cui unico scopo NON può essere solo la ricerca di un posto privilegiato in classifica di vendite. Quindi, semplicemente: grazie Claudio.
La mia recensione: mcnab75.livejournal.com/178921.html

Citazioni fuori classifica ma necessarie per The Dome, di Stephen King, L'estate dei dodici inverni, di Tullio Avoledo e Lunaris di D.F. Lycas.

Invece sapete qual è il romanzo che in assoluto è interessato di più ai lettori di questo blog? L'abbastanza anonimo "La biblioteca dei morti".
I gusti - si sa - sono gusti.

Nota bene: nella top five non ho preso in considerazione le antologie di racconti, i libri non pubblicati in Italia e gli ebook. Per tutte queste categorie m'inventerò qualcosa prima di Capodanno.



 
 
06 December 2009 @ 11:54 am
Megan Fox in versione cyborg

Vi siete mai chiesti come potrebbe essere la vostra attrice preferita nei panni di un mostro, di un cyborg, o di uno zombie?
Visto che molte di loro non reciteranno mai in un film horror, ecco che Photoshop ci viene incontro. Oggi infatti vi propongo una bella carrellata di attrici, cantanti e starlette varie nelle loro versioni mostruose o cybernetiche. Alcune sono comunque piuttosto sensuali ^_^
Ne avevo già parlato qualche tempo fa su facebook, scoprendo che l'argomento interessava e incuriosiva più del previsto. Eccovi dunque una seconda infornata di affascinanti mostruosità. Nella mia wunderkammer troverete Megan Fox in versione cyborg, Angelina Jolie zombizzata e pronta a divorarsi il vostro cervello, Natalie Portman decapitata come novella Medusa, Christina Aguilera sexy vampira e altre piacevolezze.
Per vederle ingrandite e in sequenza, cliccate su view all images.

Le fonti sono svariate, anche se la principale è il sito Worth1000. Comunque sia, di materiale in giro ce n'è parecchio, ed è piuttosto semplice crearsene anche da sé. I risultati non sempre sono all'altezza, ma a volte saltano fuori dei piccoli capolavori.
Di queste che vi propongo nella slide qui sotto, qual è la vostra foto preferita?

Crea le tue foto ed immagini come Slideshow per eBay, Netlog, MySpace, Facebook o la tua Homepage!Mostrare tutte le immagini di questo Slideshow


 
 
05 December 2009 @ 07:42 pm



E sottolineo "progetto" perche' non si sa esattamente di cosa si trattera' per ora, salvo che e' previsto per il 2010 °°
Immagino che un remake completo di quel deragliamento a catena di R2 sia chiedere troppo...piu' probabilmente potrebbe essere una versione reimmaginata della storia. Spero solo che non arrivi ai livelli di cretinaggine dei manga spin off, mi basta pensare a Suzaku of the Counterattack dove Suzaku e' una specie di Power Ranger (con la tuta da Lancelot!) e Nightmare of Nunnaly dove Lelouch pare un'incrocio tra Spawn e Kamen Rider °°;
Morale della favola: continuo a incrociare le dita per l'improbabile remake di R2 °°
P.S.

Ecco la traduzione in inglese del testo riportato nell'annuncio:

“A NEW CODE GEASS
Project has been Green-Lit!”
Wait for a follow-up report in 2010!!

This is the rebirth… the day of a new birth.
Starting today, the geass will approach a new phase.
Before long, you all shall surely be in the sway of a new geass.
Hope for it. Anticipate it. Burn for it!

Have you forgotten?
How similar a geass is to battle.
That’s right.
If you all do battle, then the geass will once again…"

Firmato Zero °°

Tra l'altro oggi e' il giorno del "compleanno" di Lelouch e ha visto anche l'uscita di un drama cd con una cover a tema °°
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Current Mood: curious
 
 
05 December 2009 @ 10:38 am


Stranded

Regia di Maria Lidon

Spagna 2002

Un gruppo di astronauti nel corso del primo viaggio verso Marte precipita sul pianeta e perde ogni contatto con la Terra. Privi di ogni tipo di risorsa e lontani milioni di miglia da ogni altro essere vivente i componenti dell'equipaggio sono costretti a fare scelte disperate pur di garantire la loro sopravvivenza. Riusciranno a sopravvivere e a evitare che la loro missione sia condannata all'oblio?

La Spagna è oramai da tempo all'avanguardia nel cosiddetto cinema di genere: horror, thriller e a volte anche fantascienza.

Lo dimostra questo poco conosciuto “Stranded, film del 2002 con regia di Maria Lidon. Una pellicola che sembra pescare nelle più vecchie e nobili tematiche della science-fiction anni '60 e '70, prendendo in considerazione una seria e plausibile esplorazione spaziale sul tanto citato e amato Pianeta Rosso.

Niente mostri spaziali né ammiccamenti alle cyber-menate in stile Matrix. Niente armi da fuoco, spade laser, cavalieri Jedi. “Stranded” richiama più a titoli come Mission to Mars, senza però degenerare in un caleidoscopio di effetti speciali più o meno consoni a questo genere di storie. Il film della Lindon è quasi asettico, girato negli esterni di Lanzarote, paesaggio alieno e quindi adattissimo a fingersi Marte per l'occasione.

La storia dell'equipaggio costretto a cercare una sopravvivenza quasi impossibile, conseguente il naufragio della loro navicella (europea, non americana!), è caratterizzata da un'interazione molto realistica e “umana” tra i sei membri dell'equipaggio. Niente eroismi hollywoodiani, bensì una sana e sacrosanta paura della morte per fame o per mancanza d'ossigeno. La scelta tra chi dovrà uscire dal relitto della nave, incapace di sostentare sei persone, è il momento più drammatico del film, ben reso dagli attori, che però in altri momenti sono meno perfetti nei rispettivi ruoli.

La passeggiata su Marte, che ha come unico scopo l'attesa della morte, nel tentativo di filmare tutto quel che si può prima del trapasso, è altresì particolarmente riuscita, quasi poetica, nel suo incedere lento e disperato, con gli astronuati che s'interrogano sul cosa spinge da secoli l'uomo in viaggi del genere, verso l'ignoto, lasciando casa, famiglia, sicurezze.

Colpo di scena finale, con un ribaltamento delle prospettive: chi era destinato alla morte troverà delle misteriose grotte coi resti antichissimi di una civiltà scomparsa, mentre gli astronauti rimasti sul relitto...

Film da recuperare, con la consapevolezza che non si saranno grandi effetti speciali o momenti particolarmente adrenalinici, bensì una storia sensata, avvincente e di sicuro impatto emotivo.




 
 
04 December 2009 @ 03:43 pm


Un tema che finora ho trattato solo marginalmente, ma che mi interessa da sempre, riguarda il Piccolo Popolo: le leggende celtiche su fate, folletti, elfi e spiritelli vari e - soprattutto - le tante storie, ancora molto attuali in diverse parti delle isole britanniche, sugli "scambi di neonati" e i rapimenti dei medesimi a opera delle creature che abitano il mondo di Sidhe.
Vi basti pensare che nel non troppo lontano 1895 due ragazzine vennero bruciate sul rogo, in Irlanda, in quanto sospettate di essere state scambiate nella culla da delle fate capricciose, che avrebbero rapito le due bambine per sostituirle con altrettante creaturine native della loro dimensione.
Attualmente ci sono degli studiosi "revisionisti" che attribuiscono tali rapimenti nientemeno che agli alieni. Parliamo della famose abduction, di cui oramai si sprecano resoconti e testimonianze. Ipotesi suggestiva? Mera reinterpretazione di antiche leggende? Chi può dirlo.
Di certo i cosiddetti alieni potrebbero essere in effetti la versione moderna di miti che si tramandano dall'alba dei tempi. Partendo dai vampiri, passando per le succubi, le lamia e altre creature notturne, l'archetipo del mostro che viola il sonno degli esseri umani per tormentarli è uno dei più ricorrenti. Ora, con questo gran parlare di extraterrestri, è più semplice (più plausibile) attribuire tali capacità a degli esseri provenienti da un altro pianeta, che non a fate o non-morti.
Eccovi comunque un interessante articolo di Ivan Ceci, che tratta proprio di questo argomento, introducendo anche la misteriosa e affascinante storia del reverendo Kirk, forse il più famoso abducted di tutta la storia.
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Nel 1815 il celebre romanziere scozzese Walter Scott fece pubblicare a sue spese un breve e misterioso trattato del XVII secolo dal titolo “The Secret Commonwealth of Elves, Fauns & Fairies” , ovvero Il regno segreto degli Elfi, dei Fauni e delle Fate.
Il libro, scritto nel 1691 e rimasto inedito fino al XIX secolo, trattava una materia molto cara a Walter Scott e ad altri studiosi dell’età romantica, quella cioè della riscoperta delle leggende legate al folklore e alle tradizioni popolari.
Tuttavia a rendere celebre l’opera non fu la sua importanza storico-letteraria, né l’aver avuto un così celebre editore, bensì la strana vicenda biografica che aleggiava, e aleggia tuttora, intorno a colui che lo scrisse.
L’autore, il reverendo Robert Kirk di Aberfoyle, piccolo villaggio situato al centro della Scozia, era infatti convinto che le creature descritte nel suo trattato, elfi, fauni e soprattutto fate, non fossero affatto, come riteneva l’opinione comune, esseri immaginari e fantastici, bensì creature realmente esistenti, che convivono in forme organizzate insieme agli esseri umani sulla terra e che di tanto in tanto entrano in contatto con alcuni di loro trasportandoli nella terra delle fate, fairyland, appunto.
Kirk era così convinto della sua teoria che passò molti anni della sua vita raccogliendo le testimonianze di coloro che affermavano di essere entrati in contatto con questi strani esseri.
Il risultato delle sue indagini fu appunto il Regno Segreto opera che non solo Kirk non riuscì mai a pubblicare ma che forse, secondo alcuni, dovette procurargli non pochi problemi con le gerarchie ecclesiastiche se è vero che non appena essa fu completata e pronta per la pubblicazione, il reverendo scomparve misteriosamente senza lasciare alcuna traccia.



Ma cosa conteneva quel trattato di così sconvolgente rispetto ad altri testi coevi che narravano dello stesso argomento?
Innanzitutto, come ho già detto, il fatto che l’autore stesso trattasse la materia con un atteggiamento quasi scientifico e molto poco narrativo dando molta importanza alle informazioni ottenute di prima mano e catalogando il tutto con maniacale precisione.
Ma a rendere particolare questa opera sono soprattutto le storie raccolte da Kirk e le conclusioni a cui lui giunse dopo aver censito tutti i dati.
Questi esseri, spiega per esempio Kirk, possiedono una natura intermedia tra l’uomo e gli angeli, hanno un aspetto etereo e hanno la capacità di apparire e svanire a loro piacimento.
Intellettualmente sono estremamente intelligenti e curiosi e vivono organizzati nel sottosuolo all’interno delle cavità terrestri, cavità da cui possono entrare e uscire grazie alla natura aerea dei loro corpi.
La loro civiltà, continua il testo, era estremamente evoluta e fiorente già da molto prima che l’uomo abitasse la terra e le sue tracce sono ancora presenti sulle high mountains della Scozia.
Ciò che però sembra colpire di più l’interesse del reverendo sono gli strani racconti di coloro che affermarono di essere stati ‘trasportati’ via dalle fate.
Alcuni dei suoi intervistati, infatti, riferivano, di essere stati trasportati istantaneamente , durante l’incontro con le fate, in luoghi pieni di luce dove le lampade emanavano una luce perenne e senza fuoco e dove occasionalmente alcuni rapiti avevano osservato questi esseri mentre infliggevano atroci tormenti ad altri esseri umani.
Per lo più i rapiti, secondo Kirk, erano donne, alcune addirittura incinte, ma anche i bambini spesso erano vittime di queste misteriose sparizioni.
Tra l’altro questi esseri pare che utilizzassero una specie di ‘bacchetta magica’ che rivolta contro un uomo poteva immobilizzarlo senza creare, specifica il testo, danni fisici permanenti.

Su questo punto però il reverendo vuole essere più chiaro. Questi esseri, dice, non sembrano essere consapevoli del male che possono infliggere e tra l’altro non comunicano tra di loro se non emettendo uno strano sibilo che però si tramuta istantaneamente nella lingua locale nel momento in cui si trovano di fronte ad un essere umano.
Ma il reverendo Kirk ci tiene ad illustrare anche il loro sistema filosofico. Essi non credono in nessun Dio e non hanno una religione. La loro filosofia si basa sulle seguenti idee: niente può morire; tutte le cose si evolvono ciclicamente in modo che ogni volta si rinnovano e migliorano; il movimento è l’unica legge che regola l’universo.

In ogni caso l’opera di Kirk, sia che venga considerata solo un semplice affresco delle tradizioni popolari della Scozia del XVII secolo, sia che venga utilizzata, come già fece il celebre fisico e ufologo francese Jacques Valleé, per interpretare alcuni dei moderni casi di ‘incontro ravvicinato’ con esseri extraterrestri, resta una pietra miliare per lo studio del folklore nordico soprattutto perché a partire da essa iniziò il lavoro di tanti altri studiosi delle tradizioni e delle leggende scozzesi.
In Italia l’opera di Robert Kirk è stata tradotta e pubblicata solo nel 1980 ( Il regno segreto, a cura di Mario M. Rossi,Milano , Adelphi) mentre una edizione digitale è consultabile gratuitamente su internet all’indirizzo http://www.sacred-texts.com/neu/celt/sce/ .
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Fonti:
- http://www.ivanceci.it
- digilander.libero.it/officinadellefate/libri.html
- international.visitscotland.com

 
 
03 December 2009 @ 03:02 pm


Prendiamoci una pausa dai soliti post, per ritornare un attimo sui miei progetti personali.

È da parecchio che non lo faccio, quindi concedetemi questo piccolo spazio. No, ma fermi, dove andate? Giuro che sarò breve....

Iniziamo col dire che non è un periodo di particolare prolificità. Ho delle idee e del materiale su cui lavorare, ma nulla di così illuminante al punto da farmi trascorrere le notti con cervello bombardato dalla pagina bianco-radioattiva di OpenOffice.
Qualche settimana fa ho finito la prima stesura di Binario morto, un survival horror in vecchio stile (il mio vecchio stile), che alla fine avrà la lunghezza di un romanzo breve. Per stemperare subito l'entusiasmo, aggiungo anche che la fase di editing è ferma al punto zero. Vale a dire che deve ancora iniziare. Quando vi potrò proporre Binario morto? Impossibile fare previsioni. L'ideale sarebbe prima di Natale, come regalo. Ma la voglia di fare la revisione – lo ammetto – al momento è pochina.
Giusto per solleticare un po' la curiosità, vi posso dire che il romanzo ha richiami a due capisaldi cinematografici: Cassandra crossing e REC.Con tutto quello che può starci in mezzo, compresa l'immaginazione del sottoscritto.


Finito di scrivere Binario morto, mi sono lanciato su un vecchio progettino che riguarda un thriller esoterico con diversi richiami alla cronaca nera italiana. Tuttavia non ho intenzione di lanciarmi in un altro romanzo, quindi le mie intenzioni sono quelle di far stare tutto nei limiti del racconto di media lunghezza. Anche in questo caso, la prima stesura è già terminata e ora sto riflettendo se ampliarla o meno.
Questo nuovo lavoro (di cui non azzardo ancora il titolo) rientrerà nella mia seconda fase creativa, quella da The Shift in poi. Mi ci ritrovo abbastanza, tanto che è stato più complicato finire Binario morto, sia per la diversa lunghezza dei due lavori, sia per la ricorrente sensazione di aver scritto qualcosa di poco originale e di già visto. Osservazione che, lo so benissimo, rappresenta invece una sicurezza per molti lettori, i quali sanno esattamente cosa vogliono e sono meno propensi ai cambiamenti di stile.

A breve tornerò anche su Il licantropo che divorerà il sole, ovvero il seguito di Uomini e Lupi. Un paio di mesi fa interruppi la scrittura a 3/4 del lavoro, per sovvenuti limiti di sopportazione dei personaggi su cui, tra una cosa e l'altra, ero sopra da oltre un anno. Erano divenuti ingombranti e troppo familiari. Come quei coinquilini che sopporti ma da cui vorresti separarti per un po'. Ora mi sento pronto e ben disposto a riprendere in mano il progetto, rileggendo quanto buttato giù finora per finire il tutto.

La copertina provvisoria di "Binario morto"
Detto questo, ecco un doveroso aggiornamento sull'antologia corale proposta qualche tempo fa.
I racconti sono arrivati quasi tutti, tanto che dichiaro chiuse le sottoscrizioni al progetto. Una volta consegnati quelli che mancano procederò finalmente alla fase di editing e di impaginazione. Vi terrò aggiornati con anticipazioni e brevi comunicati stampa. Il materiale mi sembra piuttosto buono: si va dall'horror alla fantascienza, con un amalgama finale piuttosto soddisfacente.
Data probabile di pubblicazione: dopo (o durante) le feste.

Dentro tutto questo marasma, credo che tra gennaio e febbraio proverò a proporre qualcosa di mio a uno o due editori. Non di più. Non ne vale la pena. Diffido della scarsa professionalità del cosiddetto “editore medio” italiano. Potrei inviare loro anche la Divina Commedia, ma si rischierebbe solo di farla finire tra un mucchio di scartoffie, magari bocciata perché la lettera di presentazione non è abbastanza da paraculi. Per questo proporrò il mio materiale solo ed esclusivamente a editori con cui ho contatti diretti. Mi interessa solo una cosa: che ciò che scrivo venga valutato oggettivamente e con cognizione di causa. Poi le bocciature ci stanno tutte, non è quello il punto.
Comunque sia, credo ancora molto nel formato eBook e sono davvero curioso di vedere l'impatto che avranno i nuovi lettori, ora in vendita nei principali megastore di elettronica, su questo mercato di nicchia.

Intanto in giro sui blog, continuo a leggere articoli di presunti aspiranti scrittori che non fanno altro che proporre e suggerire manuali su manuali... Chissà se nel frattempo trovano anche il tempo per provare a buttar giù qualcosa di loro pugno, o se preferiscono fare i fighi fingendo di essere grandi esperti in materia.
Qualunque sia la risposta, alla fine sono cazzi loro.

 
 
02 December 2009 @ 09:09 pm
Io non voglio passare tutti i miei post parlando male di Massimo Raveri, quindi questa volta tralascerò il fatto che in DUE settimane non ha letto nemmeno una noticina della mia tesi. E ometterò il fatto che, quando gli ho chiesto consiglio sul mio futuro, mi ha psicologicamente distrutto dicendomi che tutti i master sono una merda e i dottorati in europa pure, bisogna andare a Colombia (per chi se lo chiedesso, Colombia non è la grupie di Frank 'N Furter nel Rocky Horror Picture Show, ma la Columbia University. Ci ho messo mezz'ora a capirlo). E non scriverò nemmeno di come Raveri si è sostituito alla Posta del Cuore dicendomi che il mio moroso potrebbe essere difficile da convincere se voglio fare un dottorato, se poi ne fa uno anche lui possono esserci tensioni, e se vado a Colombia, poi non lo vedo più! Diciamo che qui muore per non risorgere mai più ogni più piccola voglia di lanciarmi a kamikaze nel mondo accademico. Credo che diventerò la donnina che fa le mele caramellate e vivrò felice nella mia zuccherosità.

In compenso, ho comprato il libro che mi ha cambiato la vita! Si intitola "La mucca viola", quindi l'ho preso giusto per il titolo, e con un nome così non poteva che essere illuminante. Prima di tutto è un libro di marketing, e se l'avessi letto all'inizio della mia tesi mi sarei risparmiata 800 pagine di tomi assurdi (scusi signor Kotler). Parte da un'immagine molto bella, ovvero un tizio che arriva da una grande città e vede le mucche in campagna, all'inizio è affascinato ma poi sono tutte uguali, quindi non impressionano più, anche quelle molto belle. Ma se ci fosse una mucca viola (io), allora si che la gente si stupirebbe! La mucca viola è un concetto di marketing ma credo si possa applicare ad ogni ambito della vita, perché sarebbe il diventare straordinario, unico, non solo ottimo. Non basta essere bravi, bisogna distinguersi dalla massa! Per esempio, poniamo che una ragazza X(x) con lunghe gambe abbia fatto giapponese, e poi scienze delle religioni e poi-svolta!- si dia al non profit. Voglio dire, questa X(x) sarebbe l'unica fundraiser in Italia a sapere il Giapponese e a conoscere l'utilissima storia di un gruppo di fanatici il cui dio supremo è un buffo panzone di nome El Cantare. Insomma, per me diventare una mucca viola non dovrebbe essere un problema, in nessun senso..

Purtroppo, però, oggi sono andata a Forlì per il test psico-attitudinale del master in marketing non profit e fundraising, e temo che mi abbiano catalogata come pazza e non mi prenderanno mai. Già ero sconvolta dal fatto che questi ciellini dei forlivesi (e qui farei un veloce LE STRANEZZE DEI FORLIVESI) non mettono i cartelli con le vie, poi davanti all'università ci sono non uno, ma DUE negozi di pompe funebri. Invoglia il suicidio.
Comunque, il test era sulla personalità, soprattutto. C'erano domande bellissime come "Tu ami aiutare gli altri?" (no. Sono una maledetta carogna sadica) o "cosa ti piace fare?" (cazzi miei). Poi si scendeva nel dettaglio e bisognava decidere QUANTO ti piaceva fare delle cose: scrivere, lavorare, cucire, dipingere, SALDARE, FORGIARE. "Ecco, dunque, dipingere mi piace, però più che altro amo forgiare spade medievali nella mia fucina, e quando ho tempo prendo la tuta da saldatore e faccio anche questo. E' per questo motivo che voglio fare la fundraiser". C'erano una serie di giochi logici degni delle Olimpiadi della Matematica (di cui ve ne propongo uno: 6,9,8,16...18,36 che numero manca? Io l'ho trovato, la soluzione nel prossimo post), e poi di nuovo domande sulla personalità. La seconda parte erano domande più seccanti: "Vuoi che il tuo stipendio sia molto alto?" (si, ovvio. Però se lo scrivo penserete che sono una maledetta avida?), o "vuoi fare un lavoro che possa avere orari flessibili e ti faccia fare quello che vuoi?" (perché no? ma suppongo che se lo dico al mio capo, chiunque esso sia, mi sputi in un occhio senza nemmeno sprecarsi a prendere la mira). La mia preferita era "E' importante lavorare in un posto dove non ti impongono uno stile di abbigliamento?" (Ma è un corso di fundraising oppure andrò a lavorare a Runway stile "Il Diavolo Veste Prada"? Perchè va bene lo stesso, però basta dirlo, così invece di pagare il master mi compro delle scarpe costose).

Quindi credo che andrò a fare mele caramellate. O, meglio ancora, mi preparo per il mio viaggio a Derby dove-ho scoperto- dovrò sponsorizzare l'Italia con cibi e bevande e nella serata "show your passion" mostrare a degli estranei una cosa che mi piace fare. Credo farò vedere a tutti come sono brava a forgiare e saldare.
 
 
02 December 2009 @ 03:19 pm


Ho dunque ufficialmente aperto la nuova sezione del blog, quella dedicata alle classifiche. La trovate anche nel menù principale, sotto il link "le top five, cinema, libri, fumetti e altro". Approfitto dell'occasione per dare un po' di polpa a quest'area di discussione. Entro le feste conto di proporre altre classiche, tra cui quelle - credo - più interessanti: i migliori 5 romanzi del 2009 e i migliori 5 film del medesimo anno.

NB: Ogni classifica è da intendersi come personale e non assoluta.

Oggi eccoci alla seconda Top Five, sempre in ambito cinematografico. Visto che va di moda, questa volta mi occuperò dei film sui vampiri. Ma, come vedrete, nella mia classica c'è ben poco spazio per le rivisitazioni in chiave romantica di questo potente archetipo horror. Anzi: per me il vampiro è e rimane una creatura tragica ma crudele, con pochi residui di umanità e una nuova non-vita aliena che lo spinge ad azioni al di là del bene e del male.

Mettiamola così: un leone a caccia si fermerebbe, affascinato dagli occhioni dolci di una gazzella? Credo proprio di no...


TOP FIVE

5. Il buio si avvicina

(1987, di Kathryn Bigelow)

Perfetta attualizzazioni minimalista del vampiro così come l'ho descritto nell'introduzione a questo post. I non-morti messi in campo dalla Bigelow sono al contempo umani, ma anche una razza a sé, schiava della sete di sangue e dell'ebrezza data dalla caccia. Anche coloro i cui non sono insitamente malvagi faticano a resistere alla tentazione di addentare una preda.

Film notturno, vampiri-banditi, un antieroe caratterizzato alla perfezione: ne risulta un film “piccolo”, ma riuscitissimo.

4. Ammazzavampiri

(1985, di Tom Holland)

Per me è il film emblema delle notti-horror anni '80: citazioni dei vecchi classici, humor nero abbinato a scene forti, tipica ambientazione americana, attori perfetti nei rispettivi ruoli. Ammazzavampiri è un godibilissimo film che ricalca fedelmente il mito dei succhiasangue, dandone, quasi senza accorgersene, un'interpretazione che sta nel mezzo tra tradizione e innovazione. E poi Roddy McDowall nei panni di Peter Vincent è indimenticabile.

3. Nosferatu il vampiro

(1922, di F.W.Murnau)

Ha davvero senso aggiungere qualcosa? Su questo film è stato detto tutto. Nonostante appartenga a un'epoca oramai remotissima, è in grado di regalare ancora suggestioni che molte pellicole moderne possono solo sognarsi. Non potendo utilizzare ufficialmente il Dracula stokeriano, Murnau s'inventa un nuovo genere di vampiro, destinato a essere ripreso, copiato e citato in dozzine e dozzine di altri film negli anni a venire. Dite quel che volete, ma il conte Orlok, interpretato dal sinistro Max Schreck, è un “mostro” indimenticabile, così come le riprese del Castello di Orava (in Slovacchia), dove vennero girate le scene più tetre del film.

2. Dracula il vampiro

(1959, di Terence Fisher)

Mi spiace per Bela Lugosi, ma per me il vero conte Dracula è sempre stato e sempre sarà Christopher Lee. Il binomio perfetto con Peter Cushing-Van Helsing diede vita a una serie di film incentrati sul nobile e ferocissimo non-morto transilvano. Questo primo film con regia di Terence Fisher rappresenta alla perfezione ciò che Dracula è stato per diverse generazioni di spettatori, ben prima dell'arrivo dei vampiri tristi di Anne Rice e di quelli emo della Meyer. Lo sguardo diabolico di Lee ha ancora un potere ipnotico e maligno in grado di sopperire ai vari effetti speciali, grafica CGI e diavolerie varie.

1. Vamp

(1986, di Richard Wenk)

Con tutti i titoli ancora in gioco non ve l'aspettavate, vero? E invece per me è questo film relativamente poco noto ad aggiudicarsi il gradino più alto del podio. La vampiressa spogliarellista, di discendenza egizia, interpretata da una luciferina Grace Jones ha un posto d'onore nel mio cuore, così come l'ambientazione notturno-metropolitana in cui si aggirano i due scalcinati protagonisti di Vamp. Proprio come accade in Ammazzavampiri, il mix tra horror, humor nero e trovate geniali compone un mosaico irresistibile che riguardo ogni volta più che volentieri.


Fuori classifica ma meritevoli di scenalazioni: 30 giorni di buio (2007), Blade 2 (2002), Vampires (1998), Bram Stoker's Dracula (1989) e Ragazzi Perduti (1989).

Escludo dalla classifica i tre film ispirati a Io sono leggenda, in quanto le creature che perseguitano il povero Neville sono ben più simili a zombie che non a vampiri.

Tra i flop più importanti cito Twilight (ma è come sparare sulla croce rossa), l'intero ciclo di Underworld, Van Helsing di Stephen Sommers e tanti, troppi altri.

Dal tramonto all'alba? Non mi ha mai detto granché.


(Per l'idea delle top five, il mio ringraziamento imperituro va al maestro Jedi Cyberluke ^_^)

 
 
01 December 2009 @ 03:13 pm



Recon 2020 – The Caprini massacre

Regia di Christian Viel

Canada 2004

Nel futuro, gli uomini hanno raggiunto le stelle e stabilito colonie su molti pianeti. Ed è da quelle basi sparpagliate nel cosmo che i Marines dello spazio continuano la lotta contro i Ma'har, gli alieni ostili ed inafferrabili provenienti da un'altra dimensione che hanno distrutto la Terra, trasformandola in un globo calcinato e radioattivo. Il piccolo commando che viene inviato su Caprini per verificare la sorte del locale insediamento umano che non dà più notizie, trova un mondo devastato nel quale si aggirano robot e cyborg, zombies e lupi mannari: gli ex coloni che l'ingegneria genetica dei Ma'har ha trasformato in creature d'incubo assetate di sangue. Non soltanto da loro i marines dovranno difendersi, perchè anche i pochi superstiti si sono trasformati in barbari predoni...

Fantastica schifezza trash.

Un film che ogni appassionato degli z-movie fatti col cuore e con abbondante dilettantismo dovrebbe vedere. Recon 2020 è un pastrocchio fantahorror che scopiazza i più noti film di genere, dando vita a un improbabilissimo mix recitato da attori con l'espressività pari a quelle delle sequioia.

Partiamo dall'ambientazione: il regista tenta di spacciare una fabbrica abbandonata per una colonia umana fondata su un altro pianeta e attaccata da non meglio precisati alieni. Proprio questi temibili extraterrestri lanciano ondate di mostri contro gli indomiti marines spaziali (che fanno tanto Alien ma anche Starship Troopers). In una carrellata di orrori (nel senso che la trama fa schifo), vedremo i nostri eroi confrontarsi prima con delle blatte carnivore, poi con dei cyborg-robocop, quindi con degli zombie (!), con dei lupi mannari (!!), con un drago a tre teste (!!!) e infine con dei... pirati spaziali!

Non c'è alcuna traccia di ironia nell'inscenare questa oscenità logica, infatti la comicità è del tutto involontaria, e quindi ancora più bella. Tutto il film vede i poveri marines strisciare radenti alle pareti, prendersi a mazzate coi mostri sopra elencati e scambiarsi battute da veri macho.

Gli effetti speciali, seppur penosi in molti aspetti, non sono poi così terribili come ci si aspetterebbe da una vaccata epocale del genere. Armi ed equipaggiamenti sono accettabili, perfino quasi realistici. I mostri variano dal ridicolo (i cyborg) al decente (gli zombie). Le scene di combattimento, quasi tutti risolti con frenetiche sparatorie, sono ripetitive ma non del tutto da buttare. Certo, la CGI domina sovrana e incontrasta.

Ciò che manca è... tutto il resto. La trama, beh, non esiste. Il senso logico latita dall'inizio alla fine. Gli attori sono dei cani. Oppure dei cocainomani. Oppure dei cani cocainomani. Il tocco finale, con l'arrivo dei pirati spaziali, è il punto più basso di tutto il film.: una sequenza inguardabile che scimmiotta i vari Mad Max e compagnia bella.
La cosa più inquietante è che esiste anche un seguito (Recon 2022 – The Mezzo Incident, che cercherò di recuperare a ogni costo). E addirittura un terzo capitolo è in uscita imminente.

Anzi, volete sapere cos'è che fa ancora più paura? Recon 2020 ha vinto un importante premio al festival della fantascienza di Londra.

E poi si chiedono perché questo genere è morto...


Addendum: Non trovando il trailer di questo film, vi posto quello del sequel, che rende molto l'idea. La differenza? A quanto pare si passa dalle sparatorie su una colonia conquistata dagli alieni (un capannone abbandonato) a un'altra colonia su un pianeta ghiacciato (sarà, suppongo, un qualsiasi monte canadese).



 
 
30 November 2009 @ 03:36 pm
Rupert Sheldrake

La concezione di campo morfico o morfogenetico è stata creata dal biologo Rupert Sheldrake, e sarebbe una struttura grazie alla quale le cose assumono la loro forma o la loro organizzazione. Secondo Sheldrake tale campo non è fisso, ma si evolve, e la sua struttura dipende da ciò che è accaduto in precedenza, vale a dire che il campo contiene una sorta di memoria del passato. Una volta che un nuovo campo ha cominciato ad esistere, esso si rafforza attraverso la ripetizione, così diventa sempre più probabile che il modello si riproponga. I campi divengono una sorta di memoria cumulativa, evolvendosi nel tempo, e sono alla base della formazione delle abitudini.

La teoria dei campi morfici sostiene che se lo stesso fenomeno avviene più volte, si forma un campo morfico, il quale esercita la sua influenza su sistemi successivi mediante un processo chiamato risonanza morfica.

Se l'individuo di una specie impara un nuovo comportamento, il campo morfico cambia, mentre la risonanza morfica, con una sorta di vibrazione, si trasmette all'intera specie. La risonanza morfica è un processo per cui ogni individuo facente parte di una specie attinge alla memoria collettiva della specie (o campo morfico della specie) e si sintonizza con i suoi membri passati, contribuendo così all’ulteriore sviluppo della specie stessa.

In zoologia e in botanica i campi morfici che presiedono allo sviluppo e al mantenimento della forma vengono chiamati campi morfogenetici; quelli che si occupano della percezione, del comportamento e dell’attività mentale si chiamano campi percettivi, comportamentali e mentali; quelli che si riscontrano in mineralogia sono detti campi cristallini e molecolari; quelli invece che si osservano in sociologia sono detti campi sociali e culturali.



Alcuni esempi nel mondo animale



Elefanti delle Nicobare


Durante il maremoto del sud-est asiatico del dicembre 2004, gli elefanti, poco prima dell’arrivo dell’ondata, si precipitarono verso l’interno del territorio e si salvarono così dall’imminente calamità. Sull’arcipelago delle Andatane e Nicobare vivono popolazioni che sopravvissero al disastro annoverando un numero sorprendente alto di persone. Esse imitarono il comportamento degli animali ritirandosi assieme a loro nell’entroterra, senza peraltro sapere ciò che stava per accadere. Si sono semplicemente fidate dell’istinto degli animali, i quali erano in una misteriosa e perfetta risonanza tra loro.

Osservando le abitudini di alcune specie animali, possiamo riscontrare per l’ennesima volta la legge della risonanza morfica. Difatti, nel periodo luglio-agosto i cuculi volano in Africa. I loro piccoli in quel periodo non sono ancora in grado di volare. Essi partono quindi un mese più tardi ma ritrovano comunque i loro genitori. Le colombe, invece, trovano la via del ritorno anche se la loro casa si trova su navi in movimento, mentre le termiti costruiscono un termitaio attraverso lunghe generazioni A questo punto viene da chiedersi: chi possiede i progetti del termitaio?


Estratti di un'intervista a Sheldrake

- D.: Lei suggerisce che la mente non nasce dal cervello, ma è bensì un “qualche cosa” di non locale, o almeno di non confinato all’interno dei nostri corpi. E’ giusto?

Sheldrake: No, non esattamente. Non dico che si tratti di un qualcosa di non locale o non confinato all’interno dei nostri corpi, questo ricorda di più il dualismo cartesiano.

Per diversi secoli abbiamo avuto due posizioni ben distinte. Quella del materialismo, in cui la mente era il cervello, oppure il dualismo cartesiano, in cui la mente era vista come qualcosa di non fisico, di non locale appunto, e che in qualche misterioso modo interagiva col corpo. Quello che invece sto suggerendo, è che la mente sia composta da campi che compenetrano il cervello e si estendono oltre esso, proprio come quanto accade nei magneti, o come accade nella terra.

Non suggerisco quindi che si tratti di non località, altrimenti non sarebbe da nessuna parte e ricadremmo nel dualismo cartesiano. La mente è centrata nel cervello ma si estende ben oltre questo.

- D.: Questi campi, che lei chiama Campi Morfici, potrebbero aiutarci a spiegare capacità insolite della mente, quali la telepatia?

Nel suo libro c’è una vastissima documentazione a proposito. Cosa intende quando dice che la telepatia è un fenomeno non così assente dalla vita di tutti giorni, ma parte integrante di diversi avvenimenti quotidiani?

Sheldrake: Naturalmente le più semplici considerazioni e prese di coscienza sulla telepatia si hanno a distanza. Mi riferisco ad esempio a quando stai pensando ad una persona che non vedi da anni o che si trova lontana ed in quello stesso istante suona il telefono ed è lei che ti chiama. Questo è un caso che si può definire di telepatia ordinaria. Accade anche in altre circostanze. Ad esempio è molto sviluppata tra madre e figlio, sono molte le mamme che sentono i bisogni dei loro figli.

La distanza ci assicura che un certo avvenimento sia dovuto alla telepatia, e non ad altri tipi di comunicazione. Ma se la telepatia funziona a grandi distanze, non c’è motivo di pensare che non funzioni a breve distanza. Io credo che sia presente anche quando siamo vicini, in questo caso però è più difficile discernerla da forme di comunicazione non verbale, il linguaggio del corpo etc...

- D.: Non è lei che in una conferenza assieme a Terence Mc Kenna ha suggerito che i sistemi elettromagnetici abbastanza complessi come quello del sole potrebbero essere coscienti?

Sheldrake: Sì, certo, lo penso. E se un sistema come quello del Sole è cosciente, allora potrebbe avere anche delle aspettative, degli scopi, ed in questo senso allora potremmo considerare un’influenza dal futuro. Ma sarebbe un’ influenza simile a quella delle nostre menti, un’influenza proveniente dai nostri futuri autocreati, o almeno dai nostri futuri virtuali. Noi creiamo dei futuri virtuali in ogni istante in cui formuliamo un pensiero o ci formiamo un piano mentale. Quindi, se ci sia un’influenza dal futuro o meno, è una domanda molto sottile e “metafisica”, in quanto tale influenza si esplicherebbe non tanto in modo convenzionale, ma da un futuro virtuale. E’ un problema che non può essere slegato dalla metafisica e dalla filosofia. La visione secondo cui l’Universo è modellato dal futuro in realtà, è quello che sosteneva il mio amico T. Mc Kenna. Lui diceva che esiste un “Attrattore Cosmico” per l’intero Universo, che tira letteralmente l’evoluzione verso uno scopo finale.


L'intervista completa, interessantissima, potete trovarla qui.

Infine, ecco un articolo che mette in relazione la teoria di Sheldrake a un recentissimo film di grande successo: I campi morfici e "Il curioso caso di Benjamin Button".

 
 
30 November 2009 @ 11:30 am
I was thinking about start writing my blog in Italian..

I'm still not sure.. I'm still thinking about it.. but..
I think I'll do it in the end.

I'm confused .__.
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Current Mood: cold
 
 
29 November 2009 @ 11:29 am


Ammetto di aver rubato l'idea dei "best five" dai vecchi post dell'amico Cyberluke. Spero che non mi faccia pagare i diritti :)
Inauguro questa nuova sezione del blog, diciamo in versione sperimentale, coi cinque film coi supereroi come protagonisti che mi sono più piaciuti.
Da qualche anno i superheroes movies rappresentano un vero e proprio filone a sé, grazie anche agli effetti speciali sempre più raffinati che ne rendono possibile delle attualizzazioni credibili, o almeno non ridicole (per capirci, date un'occhiata al grottesco Capitan America portato al cinema nel 1979). Per fugare le facili critiche, suggerirei agli scettici di leggere con cognizione di causa le sceneggiature di questi film. Spesso (non sempre) hanno ben poco di banale, anzi, risultano assai più complesse e mature rispetto a pretenziosi film non di genere.
Ovviamente la prima chiave di lettura dei superheroes movies è il divertimento, dove esso fa rima con azione, sense of wonder e intrattenimento. Ma ovviamente c'è di più. Qualcosa che sta a cavallo tra i vecchi canovacci teatrali (i supereroi tendono proprio a esserlo: teatrali) le tragedie Shakespeariane.
Bene, ora basta chiacchiere.

TOP FIVE

5. Iron Man
(2008, Marvel Studios)

Tony Stark con la sua armatura ipertecnologica è da sempre uno dei miei supereroi preferiti. Iron Man è il perfetto ibrido tra la modernanizzazione del cavaliere medievale e il supersoldato del XXI secolo. Il film di Jon Fraveau è riuscito a cogliere entrambi gli aspetti, aggiungendoci anche la giusta ironia che mr. Stark si porta dietro fin dai suoi esordi nella casa delle meraviglie. Peccato solo per aver ridotto al lumicino l'aspetto della sua dipendenza dall'alcool. Questo difetto, grande e piccolo allo stesso tempo, ne limita la completezza. Ciò nonostante è un film riuscito, godibile e dal ritmo perfetto.

4. Punisher - Zona di guerra
(2009, Marvel Studios - Marvel Knights)

Il Punisher è tutto ciò di meglio che si possa trovare, nella mia ottica, nel mondo dei supereroi. Senza poteri sovraumani, senza particolari tecnologie al suo servizio, Frank Castle è unicamente l'impersonificazione della vendetta, della rabbia glaciale e implacabile, e anche dei baratri che può raggiungere l'animo umano in quanto a violenza. Purtroppo un personaggio del genere è difficile da portare sul grande schermo (ma i tentativi seri finora sono stati pochi). Quest'ultimo Zona di guerra ha il grande pregio di aver dato una faccia credibile al Punitore. Ray Stevenson ne ha la mimica facciale, i tempi e il fisico. Peccato per una storia non all'altezza, anche se non disprezzabile. A quando il Punisher definitivo?

3. X-Men conflitto finale
(2006, Twentieth Century Fox - Marvel Enterpreises)

Di tutti e tre i film dedicati ai mutanti di casa Marvel, questo terzo è il più sontuoso, drammatico e riuscito. Il gran numero di eroi e villains messi in campo dal regista Brett Ratner riescono a soddisfare i gusti dei fans più esigenti, che dei primi due capitoli lamentavano proprio il limitato cast di mutanti inseriti nella storia. Finale da brividi, ad alto effetto drammatico (vedi sopra, quando si parlava di tragedia shakespeariane). Forse il difetto - se è tale - è l'eccesivo spiegamento di effetti speciali e combattimenti, che a volte risultano fin troppo esagerati. Ma cos'altro ci si poteva aspettare dallo scontro tra gli accoliti di Magneto e gli X-Men del Professor X?
Ottimo capitolo conclusivo di una trilogia di alto livello.

2. Hellboy
(2004, Revolutions studios, Dark Horse Entertainment)

Film per molti versi sorprendente, soprattutto perché mette in campo un supereroe per nulla umano (anche se umanissimo nei suoi difetti) anzi, addirittura di origine demoniaca. Hellboy nasce dal genio di Mike Mignola. Guillermo Del Toro riesce nel difficile compito di trasformarlo in un personaggio di carne, ossa e corna. Di certo il mix di orrori lovecraftiani, protonazismo esoterico, mostri demoniaci e ironia agrodolce risulta vincente oltre ogni previsione. Purtroppo il sequel, pur buon livello, non riesce appieno a conservare lo spirito di questo primo capitolo.

1. Il Cavaliere oscuro
(2008, Warner Bros, DC Comics)

Strano a dirsi, tra tutta una pletora di eroi targati Marvel, è invece uno della DC Comics ad aggiudicarsi il gradino più alto del mio podio. Il Cavaliere oscuro è IL fim sui supereroi, tanto completo, maturo e riuscito da risultare - credo - inarrivabile per molti anni a venire. Perfetta la regia, la sceneggiatura e perfino i colori di una Gotham City mai così realistica. Perfetti anche gli attori, con Heath Ledger straordinario nei panni del Joker (viceversa, non ho mai amato la versione fumettosa di Nicholson). Da vedere e rivedere e senz'altro non solo per divertirsi. Critici spocchiosi a parte, in molti si saranno accorti che The Dark Knight non è affatto "solo" un film di supereroi.



Restano fuori dalla classifica, ma volto vicini a essa, titoli come Spiderman, Blade 2, Darkman e il primo Superman di Richard Donner.

E il flop?
Senza stilare un'altra top five, direi che si contendono la palma Ghost Rider (veramente pessimo), Superman returns, I fantastici quattro (uno dei pochi casi in cui spero in un reboot) e Blade: Trinity.